Comunista a Gorizia

Della storia goriziana si può leggere molto, ma soltanto fino all’800. Per saperne di più sull’ultimo secolo bisogna affidarsi a pochi testi e, per fortuna, a molte testimoni ancora viventi. Non è questo quello che ci si aspetta, soprattutto per chi viene da fuori, in merito a un periodo storico travagliato come è quello che va dalla seconda guerra ai giorni nostri. Alcuni goriziani, anche protagonisti della scena politica locale, hanno ovviato a questa mancanza mettendo nero su bianco le loro esperienze. Uno di questi libri l’ha appena dato alle stampe Italico Chiarion. Il suo "Comunista a Gorizia. Mezzo secolo nelle file del PCI", a cura di Marzio Lamberti e Salvatore Simoncini, sarà presentato al Trgovski Dom venerdì 8 novembre alle 17.30. A realizzare l’iniziativa sono il giornale Gorizia Europa e la libreria Leg. Del libro parleranno gli storici Anna Digianatonio, dell’Istituto regionale della Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea del Friuli Venezia Giulia, e Luciano Patat, del Centro di ricerca e documentazione storica e sociale Leopoldo Gasparini di Gradisca d’Isonzo. Interverrà il giornalista Vincenzo Compagnone.

Chiarion è stato uno dei massimi esponenti del Partito comunista italiano a Gorizia, tanto da essere segretario di sezione dal 1950 al 1975, e consigliere comunale per oltre vent’anni. Ecco perché può essere considerato un testimone prezioso della vita politica del goriziano. Per raccontare le vicende che lo hanno visto protagonista dal 1945 al 1990 ha impiegato un decennio di lavoro scrupoloso, trascrivendo e sistemando ricordi personali, documenti inediti, verbali, articoli e altre testimonianze. Il risultato sono 380 pagine ricche di fatti locali e di eventi storici di importanza nazionale analizzati da un uomo che sin dalla giovinezza ha vissuto profondamente la passione per una politica giusta, figlia di una tradizione familiare di impegno civile e sociale: “Avevo respirato il patriottismo con l’aria di famiglia, scrive, un patriottismo di tipo mazziniano-garibaldino con forti venature sociali”. Sarà proprio questa sua impronta a indicargli la strada da intraprendere di fronte a decisioni spinose che lo porteranno a dissentire pubblicamente da alcune scelte del suo partito prese a livello nazionale, come nel caso dell’intervento militare dell’Unione Sovietica in Polonia e Ungheria. In questo, ma anche in altri casi, il politico goriziano ha saputo documentare in modo esauriente le posizioni diverse e ricostruire uno spaccato della storia goriziana dal dopoguerra: la questione giuliana, il quarantennio democristiano, gli anni ’60 e ’70, tormentati da lotte operaie, scioperi e occupazioni, ma teatro di un cambio di passo nella gestione della politica locale grazie a un’apertura reciproca dei partiti, sono alcuni dei numerosi temi affrontati. Chiarion chiude la sua storia con la cessazione del PCI. Rimarrà una voce autorevole nei partiti che si sono succeduti, dal Pds ai Ds e infine nel Partito democratico, anche collaborando  nella redazione prima di Notizie-Novice e poi di Gorizia Europa

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